L'antico borgo fortificato di SARNA si trova a 610 m di altitudine, in comune di Chiusi della Verna, su un colle dominante la vallata. Intorno al piccolo paese alcuni campi sono ancora coltivati a cereali, foraggi e orti, altri sono giovani pinete e abetine, mentre su alcuni terreni sono state realizzati impianti di arboricoltura da legno. Da Sarna si può godere un'ottima vista della Verna e del suo famoso Convento francescano, e dalla parte opposta una veduta panoramica sulla valle verso Bibbiena e Poppi. Il borgo, proprietà dei monaci benedettini della Badia di Arezzo fino alla fine del XV° secolo, è caratterizzato da una cerchia di mura costituita dalle case stesse, dalla porta medievale, dalla piazzetta centrale dove si affacciano la chiesa dedicata alle sante martiri Flora e Lucilla e l'antico Palazzo dell'Abate, che con la sua mole domina tutto il piccolo paese.
Cenni sulla storia di Sarna
Sembra che il nome SARNA, significhi "tra le acque", con probabile riferimento ai due torrenti vicini (Corsalone e Rassina) ed alle varie sorgenti dei dintorni. Il nome richiama anche il nome "Arno", e potrebbe essere una metatesi di "Rasna", il nome che si davano gli Etruschi.
Una strada romana passava per Sarna : la via Abaversa.
Già prima del Mille, Sarna costituiva, insieme a Vezzano, Chitignano e Compito, una delle quattro "Corti" del territorio di Chiusi in Casentino. (Le Corti erano territori semi autarchici facenti parte di una contea).
Già nel XII° secolo Sarna apparteneva alla Badia aretina delle Sante Flora e Lucilla, che aveva molti possedimenti ad Arezzo, dintorni e in Casentino. Nel 1298 l'abate Guglielmo dette il piccolo paese di Sarna, ad esclusione del palazzo dell'Abate, in feudo ad Orlando di Salinguerra, nativo del Monte Santa Maria in Val Tiberina e probabile appartenente alla famiglia dei marchesi del Monte Santa Maria. Nel 1357 Sarna fu presa e saccheggiata dalle masnade di Marco Tarlati, Signore di Bibbiena. Nel 1360 la repubblica fiorentina sconfisse i Tarlati e fece rientrare anche Sarna, come Bibbiena ed altri castelli del Casentino, nel suo dominio.
Il piccolo borgo fortificato rimase proprietà dei monaci della Badia aretina fino alla fine del XV° secolo, e più volte l'abate vi si rifugiò con i suoi monaci quando ad Arezzo infieriva la peste. Nel 1436 l'abate Antonio da Prato fece restaurare la porta e le mura castellane cadenti per vetustà.

